Territorio e Storia

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Gropello Cairoli, un accesso privilegiato al parco del Ticino

L’abitato di Gropello, collegato con la rete autostradale all’area metropolitana di Milano, in direzione nord-est, e a quella di Genova, in direzione opposta, nonché ai settori meridionali piemontesi e occidentali emiliani, costituisce una delle più importanti porte di accesso alla Valle del Ticino.

Qui l’omonimo Parco, il primo parco regionale italiano e uno dei più estesi parchi fluviali d’Europa, ha permesso di proteggere il più ampio sistema forestale rimasto in Pianura Padana, disposto in direzione nord-sud lungo i 100 km del Fiume Azzurro, che ne costituisce anche il più importante corridoio ecologico, connettendo Alpi e Appennino, dunque Mediterraneo e Europa centrale.

La posizione strategica del territorio di Gropello Cairoli rispetto allo sviluppo della Valle del Ticino, che tutela risorse naturalistiche scomparse in ogni altro luogo della Pianura Padana, costituisce senza dubbio una importante opportunità per le comunità locali,  sia per quanto riguarda i livelli di qualità della vita, sia – almeno sul piano potenziale – per quanto riguarda le economie locali, nel campo dei servizi legati al turismo sostenibile naturalistico, culturale, rurale e gastronomico.

La sfida del Parco, che condividiamo, è proprio questa: da una parte mantenere i vincoli che hanno permesso e permettono tuttora di proteggere e in parte ripristinare un patrimonio naturalistico, paesaggistico, culturale, produttivo e identitario straordinario e, dall’altro, trasformare le potenziali opportunità che derivano da questa particolare condizione in occasioni concrete per le economie locali.
In questo senso, il ruolo delle amministrazioni, degli imprenditori e dei residenti locali non è secondario e non può limitarsi ad una condizione di attesa bensì deve concorrere a valorizzare la diversità di questo territorio, che lo rende unico, anche in una logica economica.

La Valle del Ticino, grazie al suo Parco e alle comunità che lo abitano, è un luogo magico, dove alle porte di una delle aree più densamente popolate del continente e strategiche sul piano economico internazionale, è ancora possibile passeggiare o pedalare per ore in antiche foreste, incrociare il proprio passo con quello del capriolo e recentemente del lupo, osservare in cielo il volo planato della Cicogna bianca o ascoltare il tambureggiamento del picchio nero. Qui è possibile anche assaggiare prodotti locali biologici o da agricoltura integrata, a km zero, preparati secondo ricette secolari e visitare i luoghi di produzione che circondano antichi castelli, cascine e abitati.

Il Parco ospita … 1.144 specie vegetali, 1.252 specie di funghi, 134 specie di licheni, 361 specie di vertebrati (53 di mammiferi, 105 di uccelli nidificanti e 127 di passo, 14 specie di rettili, 10 di anfibi, 52 di pesci) e 2.041 specie di invertebrati.

Il territorio di Gropello Cairoli, con i suoi percorsi, le sue foreste, i suoi caprioli, le sue cicogne, i suoi edifici religiosi e quelli civili e i suoi servizi è la porta ideale per accedere a questo straordinario scrigno di vita, risultato di secoli di interazioni tra uomo e natura, un patrimonio che la comunità di Gropello Cairoli è felice di condividere con tutti voi!

Via Francigena

 

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Gropello Cairoli, dimora di eroi risorgimentali

Antico borgo della Lomellina, Gropello Cairoli si estende nella pianura tra il fiume Ticino e il torrente Terdoppio. La prima parte del toponimo deriva presumibilmente dal latino grupellum (altura, dosso), oppure dal termine ripellium (da ripa, riferibile alla sua posizione sulla sponda del Ticino). La seconda parte è stata invece aggiunta, in sostituzione di “Lomellino” nel 1888, come ossequio al patriota italiano Benedetto Cairoli (1825-1889).
Abitato originariamente dai Liguri e poi dai Celti ed Etruschi, fu interessato da insediamenti romani a partire dal II sec. a. C.
Menzionato per la prima volta in un documento dell’891 con cui il re longobardo Berengario (850 ca – 924) cedeva il feudo a Certo Sangone, appartenne per un periodo ai conti di Rovescala, i quali nel 979 lo donarono alla chiesa della Santissima Trinità di Pavia. Nel 1183 i terreni vennero acquisiti dalla nobile famiglia dei Beccaria, che li governò sino al 1470. dopo essere stata conquistata da Galeazzo Maria Sforza  (1444-1476), Gropello Cairoli venne ceduta alla signoria milanese dei Visconti.
L’agricoltura riveste ancora oggi un ruolo di primaria importanza per l’economia locale: le coltivazioni più diffuse sono quelle cerealicole e foraggere. Rilevante anche il settore secondario, sviluppato in particolar modo nei comparti chimico e metalmeccanico.
Gropello Cairoli ha conservato diversi siti di interesse storico-artistico. Tra gli edifici sacri spiccano l’ottocentesca chiesa di San Giorgio, dotata di facciata in cotto, e la chiesa di San Rocco, costruita sulle fondamenta di un luogo di culto secentesco. Del castello trecentesco rimangono l’ala settentrionale, quella orientale e una torre angolare. Pregevole edificio civile è l’ottocentesca Villa Cairoli.
Nel mese di aprile, in occasione della festa patronale di San Giorgio, che si protae per nove giorni, si svolgono una mostra-mercato di attrezzi agricoli, il Mercatino di primavera e la Fiera di primavera.

Tratto da “Enciclopedia Contemporanea – I Comuni d’Italia”, Vol. 10, Lombardia III – Publiedi S.r.l., Roma

Lo stemma

Lo stemma del Comune rappresenta uno scudo sannitico con una croce rossa (simbolo del partito guelfo) con una fascia scorciata su fondo bianco, contornata da otto T azzurre, una dritta e l’altra capovolta, in ciascuna delle quattro partizioni definite dalla croce. Lo scudo è sormontato da una corona turrita comunale.
Si pensa che le T riportino all’emblema dei frati di Sant’Antonio e che  Gropello fosse sede di un monastero dedicato all’ordine.
Le T potrebbero anche rappresentare squadre e martelli, attrezzi edili, simboleggiando la categoria dei “Muratori e scalpellini” che, come associazione dei “Liberi muratori” potrebbero aver avuto rilevanza nel contesto storico-sociale del paese.

da: V. Castoldi, M.L. Fusari, Gropello Cairoli nei ricordi, Pavia, Ponzio, 2004

Altre notizie relative allo stemma:

Lo stemma comunale, concesso con decreto del Capo del Governo, è uno scudo bianco su cui è raffigurata una croce rossa con fascia scorciata.
In ciascuna delle quattro partizioni sono rappresentate due T azzurre una dritta e l’altra rovesciata.
Nello stemma sarebbero ripetute le otto T perché fin dall’anno 976 Bernardo conte di Rovescala fece dono al castrum Grupelli  e di altri possedimenti alla prepositura collegiata della S.S. Trinità in Pavia. Nel 1133 i figli di Opizzone di Gropello fecero dono alla chiesa di San Giovanni Domnarum di Pavia di alcuni beni che possedevano in feudo presso il Po.

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